Liberalizzare per crescere

Il Wall Street Journal ha dedicato ieri un interessante articolo alle imprese famigliari in Italia, ponendo il quesito sul perché non crescano o crescano poco. Ciò fa sì che la nostra economia, composta in gran parte da imprese famigliari e caratterizzata dalla prevalenza delle aziende di minori dimensioni abbia un basso tasso di crescita del prodotto nazionale e un progresso tecnologico insufficiente.
21 AGO 20
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Il Wall Street Journal ha dedicato ieri un interessante articolo alle imprese famigliari in Italia, ponendo il quesito sul perché non crescano o crescano poco. Ciò fa sì che la nostra economia, composta in gran parte da imprese famigliari e caratterizzata dalla prevalenza delle aziende di minori dimensioni abbia un basso tasso di crescita del prodotto nazionale e un progresso tecnologico insufficiente.
La risposta che il Wall Street Journal fornisce al quesito è che le famiglie non vogliono perdere il controllo aziendale. Si tratta di una spiegazione troppo sbrigativa, perché in passato in Italia non è stato così e negli Stati Uniti molti giganti attuali sono partiti da una minuscola impresa locale, come quelle iniziali di Bill Gates e di Steve Jobs.
Ma ci voleva, appunto, un giornale del nord America dove ci sono queste straordinarie esperienze, in un’economia deregolamentata da Ronald Reagan, per sollevare un problema che è urgente perché porta nel vivo della questione della riforma delle istituzioni, attraverso le liberalizzazioni.
La flessibilità alla Marchionne nei contratti di lavoro e le regole sulla flexsecurity non servono solo a rendere maggiore la produttività e ad aumentare l’occupazione. Servono soprattutto a rimuovere gli ostacoli alla crescita delle imprese. Infatti lo Statuto dei lavoratori che impedisce i licenziamenti, se non in casi particolari, si applica al di sopra dei 15 addetti.
Un’azienda famigliare che supera questa soglia, perciò, si trova di fronte a un irrigidimento globale dei suoi rapporti di lavoro. Quando i contratti di lavoro sono centralizzati, il solo modo per sfuggire alla strettoia della flessibilità è quello di avere una piccola azienda, basata su rapporti informali fra la proprietà e gli addetti. D’altra parte le nostre piccole imprese non crescono facilmente perché se possono avvalersi di una forza lavoro più flessibile e meno costosa, debbono però sottostare a costi burocratici per loro particolarmente onerosi, perché la selva di adempimenti comporta costi fissi, che si distribuiscono su un minor fatturato. E dato il potere contrattuale della Confindustria, molte regolamentazioni amministrative e fiscali sono pensate per le imprese maggiori. Quindi servono vere liberalizzazioni per far sviluppare piccole e medie imprese.